Storia dell'Autoritratto e del Selfie

Albrecht Durer |7

Albrecht Dürer · Autoritratto nudo · 1505 · Schlossmuseum · Weimar

Albrecht Dürer · Autoritratto nudo · 1505 · Schlossmuseum · Weimar

In mezzo a due strane colonne, quasi i margini prima regolari e poi sinuosi e incerti di un antro, sta il corpo nudo di Dürer. L’unico suo indumento è una reticella che raccoglie i capelli scomposti, che sfuggono a piccoli ciuffi. La reticella scopre così completamente la fronte, l’orecchio destro e gli occhi che fissano sgranati, quasi portassero dietro di sé tutta la tenebra che hanno attraversato per giungere fin qui, sulla porta dell’antro. La testa è tutta protesa in avanti rispetto alle spalle, e ancor più rispetto all’anca, come se Dürer sporgesse il suo sguardo tendendosi verso lo sguardo di chi lo guarda. Il corpo è possente, ma reso sgraziato dalla torsione cui è sottoposto per spingersi in avanti. È un corpo nudo, come nessun corpo è stato nudo fino a quel momento. Un piccolo ciuffo di pelo pubico, come un minuscolo residuo di un denudamento che ha sfiorato lo scorticamento, non nasconde ma rivela ancor più i genitali. Non sono quelli degli eroi mitologici, o di Adamo, che pure Dürer ha dipinto. Sono i genitali di Albrecht Dürer. Lo scroto pende come una sacca, che si arrotonda e appesantisce soltanto in fondo, là dove giacciono i testicoli. Sopra di essa posa un pene tumido, interrotto dal rilievo del glande, sulla punta del quale vediamo il pertugio escretorio. Una luce viene da destra. Il corpo è leggermente distorto verso destra. La parte sinistra, che è quella che sporge più verso di noi, è percorsa da zone di ombra fino all’altezza dei genitali. La gamba sinistra si sporge in avanti, e su di essa, in un tremito oscuro, si disegna l’ombra del pene e dello scroto, mentre la gamba destra, che è ferma all’indietro, s’abbuia. […] Ho fame di farmi conoscere, e non mi importa a quanti purché sia veridicamente, ha scritto Montaigne. Chi ci ha mostrati idealmente, per esempio nell’amore, come Ficino, ha detto il falso. Ma c’è chi si arresta di fronte a quelle parti che sono dette vergognose, anche se è un mostruoso animale quello che fa orrore a se stesso. Montaigne detesta vedere il suo pene agitarsi e stizzirsi per un pollice di meschino vigore che l’accende tre volte alla settimana, ma ciononostante noi siamo il nostro corpo, l’insieme del nostro pensiero e delle nostre membra, e nessun altro membro mi fa uomo più propriamente di questo. E io devo al pubblico il mio ritratto completo. Franco Rella · Negli occhi di Vincent – L’io nello specchio del mondo

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