Storia dell'Autoritratto e del Selfie

Caravaggio |10

Michelangelo Merisi (Caravaggio) · Autoritratto come Golia · 1607 · In Davide con la testa di Golia · Kunsthistorisches Museum · Wien

Caravaggio · Autoritratto come Golia · 1607 · In Davide con la testa di Golia · Kunsthistorisches Museum · Wien

La giornata di Caravaggio – stiamo frugando nella vita di un giovane di trent’anni, di genio e temperamento parimenti risentiti – ha naturalmente parecchi strati; attraversa, per così dire, tutta Roma; passa li ponti come dirà, in un’altra accezione Gioacchino Belli. Nulla vieta d’immaginarlo, il mattino, come un giovane irsuto e melanconico mentre ammaestra il suo barbone Cornacchia (un barbone nero che faceva bellissimi giochi); di spiarlo nelle ore di luce e di lavoro mentre muove a segno lo specchio o l’imposta della camera buia, misurando il peso drammatico che ne sortirà nei gruppi dei suoi modelli feriali; di seguirlo, quando il sole ha già troppo virato, negli atti della sua vita d’incontro: la pallacorda (passava da un campo di gioco all’altro); le donne (la Bardassa che abita dietro a Banchi), Laura e sua figlia Isabella per le quali vi fu processo, Lena che è la donna di Michelangelo che sta in piedi a piazza Navona); l’osteria, con gli amici di ogni ceto e nazione; più tardi ancora, la testa fasciata dal vino dei Castelli, gli schiamazzi notturni, il porto d’armi dimenticato, le parolacce alla polizia, i giorni di carcere, gli incontri più o meno bruschi coi rivali, le sassate alle finestre dell’affittacamere e s’intende, quando bisogni, qualche salto in provincia. Del peggio è ancor da parlare. Roberto Longhi · Caravaggio

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