Storia dell'Autoritratto e del Selfie

Caravaggio |5

Caravaggio · Giuditta e Oloferne (con autoritratto) · 1599-1600 · Galleria Nazionale d’Arte Antica · Roma

Caravaggio · Giuditta e Oloferne (con autoritratto) · 1599-1600
Galleria Nazionale d’Arte Antica · Roma

Affascinante e seducente è la storia di Giuditta, tratta dal libro dell’Antico Testamento che porta il nome dell’eroina. Il libro di Giuditta è accettato come libro sacro dagli ortodossi e dai cattolici, ma non dagli ebrei e dai protestanti; questi ultimi lo inseriscono tra i testi apocrifi, motivo in più, questo, per pensare che la scelta del soggetto abbia anche un potente significato antiluterano. […] È stato proposto in passato che la bellissima modella che ha prestato le sue fattezze a Giuditta fosse in realtà proprio un ritratto di Beatrice Cenci, ma sembra ora più probabile che la giovane, ritratta anche nella Santa Caterina Thyssen e nella Maddalena del quadro di Detroit, possa essere identificata con la prostituta Fillide Melandroni, una delle amanti di Caravaggio. […] Come sempre, Caravaggio sceglie di rappresentare l’acme dell’azione: il momento più terribile e tragico della decapitazione di Oloferne, qui sospeso tra la vita e la morte. La ferocia della scena, che contrasta con l’elegante e distante bellezza di Giuditta, appena corrucciata, è condensata nell’urlo disumano e nello spasimo del corpo di Oloferne con cui Caravaggio è riuscito a rendere con eccezionale efficacia l’attimo più temuto e rimosso della vita di un uomo: il momento del trapasso tra la vita e la morte. Il gigantesco Oloferne, infatti, non è più vivo, come indicano gli occhi rovesciati all’indietro, ma non è ancora morto, dal momento che la sua bocca urla, il corpo si contrae e le mani si attanagliano al letto. Rossella Vodret · Caravaggio

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