Storia dell'Autoritratto e del Selfie

Giovanni Bellini |3

Giovanni Bellini · Autoritratto · 1499 ca · Musei Capitolini · Roma

Giovanni Bellini · Autoritratto · 1499 ca · Musei Capitolini · Roma

C’è una cosa importante, o lettore, che tu devi sapere, e che io ti dirò con parole che ho a lungo cercate, con dolce fatica. Si tratta del fatto che negli esseri viventi la psiche non esiste né prima della nascita, né dopo la morte, bensì nasce e muore con e come il corpo. […] È facile accorgersi che la mente nasce e invecchia col corpo. I bambini, ancora fragili e traballanti, pensano in maniera altrettanto debole e incerta. Col crescere del vigore e dell’età, aumentano anche la capacità di ragionare e la forza dell’animo. Ma col passare del tempo il corpo invecchia e decade, e la mente lo segue nel suo disfacimento: il pensiero zoppica, la lingua si inciampa, la memoria vacilla, diminuiscono le abilità e crescono le deficienze. E alla fine tutto si dissolve, come fumo nell’aria. Tito Lucrezio Caro · De rerum natura (417-486)

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Albrecht Durer |5

Albrecht Dürer · Autoritratto con guanti · 1498 · Museo del Prado · Madrid

Albrecht Dürer · Autoritratto con guanti · 1498 · Museo del Prado · Madrid

Desideravo trovare nuove strade; prima, però, dovevo dare ordine alla mia vita. Mi sono sposato. Ma non era certo mia intenzione farmi fermare da una donna e così, subito dopo, sono partito per Venezia. A quell’epoca avevo ventitré anni e il mio spirito era esuberante; non avevo soldi, non avevo un nome; ho viaggiato soprattutto a piedi, attraverso Innsbruck, il Tirolo, Trento. Mi fermavo a disegnare il paesaggio e procedevo lentamente, come se volessi abituarmi per gradi allo spettacolo della grande Venezia che stava per pararsi davanti ai miei occhi stupefatti. […] Ho sempre avuto un debole, tu lo sai, per le stoffe colorate, l’armonia e la bellezza del portamento: tante volte il nostro amico astronomo Lorenz Behaim e tu avete preso in giro la mia vanità! Ho seguito anche lezioni di danza, ma quanto ad eleganza nei movimenti, non potevo competere con gli italiani. Avrei potuto smarrirmi in quella disordinata opulenza, ma prima di partire mi ero fatto fare l’oroscopo da Behaim: Mercurio, nella mia ruota della Fortuna, mi avrebbe protetto nei guadagni e Venere nell’arte e nel successo con le donne. Albrecht Dürer · Dalla Lettera a Willibald Pirkheimer


La disciplina del genio

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Perugino |2

Pietro di Cristoforo Vannucci Perugino · Autoritratto (pilastro trompe-l’oeil) · 1496-1500 · Collegio del Cambio · Perugia

Perugino · Autoritratto (pilastro trompe-l’oeil) · 1496-1500
Collegio del Cambio · Perugia

Alla fine del Quattrocento osserviamo l’inserimento contestuale dell’autore, in cui l’artista figura all’interno della propria opera non in veste di personaggio o di visitatore, bensì come ritratto. L’esempio più eloquente a questo proposito ci viene dall’autoritratto di Perugino al Cambio di Perugia. In un angolo di questo grande ciclo di affreschi, l’artista colloca la propria effigie in un quadro. Trattasi, dunque, di un trompe-l’oeil. Il ritratto su legno sembra appeso a un falso pilastro che separa due file di antichi eroi riprodotti a figura intera. Inquadrandosi all’interno della propri opera, Perugino erige un monumento a se stesso. L’iscrizione che accompagna il ritratto conferma tale messaggio. Il procedimento da lui adottato sarà seguito anche dai suoi allievi. Qualche anno più tardi (1501), Pinturicchio raffigurerà a sua volta se stesso in ritratto nell’Annunciazione che si trova nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Spello. Come nel caso di Perugino, anche l’autoritratto di Pinturicchio si inserisce nel sistema insieme a una tavoletta per l’iscrizione della firma. Victor I. Stoichita · L’invenzione del quadro

.   Perugino · Prudenza e Giustizia sopra sei savi antichi e Autoritratto · 1496-1500 · Collegio del Cambio · Perugia

Perugino · Prudenza e Giustizia sopra sei savi antichi e Autoritratto · 1496-1500
Collegio del Cambio · Perugia

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Maestro di Francoforte

Maestro di Francoforte · Autoritratto del pittore con la moglie · 1496 · Museo Reale di Belle Arti · Anvers

Maestro di Francoforte · Autoritratto del pittore con la moglie
1496 ·
Museo Reale di Belle Arti · Anvers

La mosca dipinta esalta le capacità illusionistiche della pittura, attraverso l’espediente di un dettaglio dell’immagine che sembra avanzare verso gli occhi dell’osservatore, come se fuoriuscisse dal piano del quadro. Quest’effetto illusionistico, tipico del trompe-l’oeil, non è toscano, ma nordico. La raffigurazione dell’insetto sulla tela, o sulla tavola, offre al pittore il pretesto di mettere in mostra la propria abilità. Il dettaglio della mosca contrassegna, a partire dal Quattrocento, l’emergere di una coscienza artistica moderna, al punto che il motivo prolungherà la sua esistenza per molti secoli. Animale funesto, che si nutre dei cadaveri e, secondo Plinio il Vecchio, veicolo di malattie come la peste, la mosca, in pittura, riveste contenuti morali. Daniel Arasse · Il dettaglio


Sulla cuffia della sposa, nell’autoritratto del Pittore con la moglie del Maestro di Francoforte, l’insetto è troppo grande per non essersi appena posato ma, d’altra parte, con nostro stupore, un’altra mosca in basso, di identiche dimensioni, sta vicino al piatto delle ciliegie come facesse parte della rappresentazione, nell’atto di gustare il frutto. Così i due insetti si dividono i compiti: quello della tavola, legato all’apparato simbolico, sottolinea, secondo i dettami dell’iconologia, la precarietà della felicità; quello della cuffia, se deve essere giudicato estraneo alla scena e in quanto visitatore indesiderato del quadro, interviene per dimostrare il virtuosismo, il motivo giottesco. Vittorio Sgarbi · Il sogno della pittura

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Macrino d’Alba

Macrino d’Alba · Autoritratto · 1495 · Museo Civico d’arte antica · Torino

Macrino d’Alba · Autoritratto · 1495 · Museo Civico d’arte antica · Torino

L’essenziale! Non sarebbe questa l’ultima delle nostalgie di cui liberarmi? L’essenziale quando uno solo di voi, dopo quarantore di storia dell’arte, creda di potersi ricordare qualche volta che oltre la bistecca e la sigaretta c’è il quadro e la statua. Posso infatti sperar molto o nulla o molto: che qualcuno di voi più intelligente di me possa fra qualche anno strigliare meglio di me l’abbiezione artistica e critica Italiane. Nulla, e va bene lo stesso. Ma vi sono soddisfazioni più modeste, intermedie. Dove sorprenderò uno soltanto di Voi? In qualche elegante primavera parigina, al Salon Carré, mentre, dietro i miei consigli, volterà sdegnosamente le spalle al falso capolavoro che gabba il mondo da secoli? In qualche fervida estate, riparato nelle sale letargiche di una desolata galleria di provincia – o provinciali! – custode assopito, rumori ovattati della cittadina noncurante a sufficienza dell’onore di un Museo Civico? All’ombra di una navata mentre attenderà a far gli occhi alla mezza luce dinanzi al quadro che il sagrestano premurosamente ha già svelato? O, nella chiesa rinzaffata di fresco, discutendo col prevosto il probabile valore – estetico – di un presunto tesoretto locale? Per altri potrebbero essere speranze: per me sono soltanto ipotesi di probabilità non disaggradevoli: e tuttavia bastano ad esimermi da un congedo qualsia. Un congedo? Avevo pensato anche a questo, un tempo; ma ora, proprio non mi sento. Voi di certo ne prevedete la ragione. È troppo caldo. (Luglio 1914) Roberto Longhi · Breve ma veridica storia della pittura italiana


Macrino d’Alba quasi Pinturicchio

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Adam Kraft

Adam Kraft · Autoritratto | Intaglio in pietra nel ciborio · 1493-96 · Chiesa di San Lorenzo · Nürnberg

Adam Kraft · Autoritratto | Intaglio in pietra nel ciborio · 1493-96
Chiesa di San Lorenzo · Nürnberg

Materia scultorea e materia pittorica formano, per così dire, il tessuto atomico sostanziale delle due arti, dotando le rispettive creazioni come di una particolare respirazione più o meno superficiale, più o meno profonda. […] Una tendenza connaturata all’arte della scultura è quella strettamente plastica, che per l’autentica realtà spaziale della creazione può creare, nel massimo isolamento, organismi trasfigurati in una espressione di fisicità suprema. Roberto Longhi · Breve ma veridica storia della pittura italiana

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Albrecht Durer |4

Albrecht Dürer · Autoritratto con fiore d’eringio · 1493 · Louvre · Paris

Albrecht Dürer · Autoritratto con fiore d’eringio · 1493 · Louvre · Paris

Nel XV secolo, sotto l’effetto di fattori distinti ma convergenti – la scoperta della prospettiva in Italia, la diffusione di nuove tecniche pittoriche nelle Fiandre, l’influsso del neoplatonismo sulle arti liberali, il clima di misticismo proposto da Savonarola – la Bellezza viene concepita secondo un duplice orientamento che a noi moderni appare contradditorio, ma che agli uomini del tempo parve invece coerente. La Bellezza è infatti intesa sia come imitazione della natura secondo regole scientificamente accertate, sia come contemplazione di un grado di perfezione sovrannaturale, non percepibile con la vista perché non compiutamente realizzato nel mondo sublunare. La conoscenza del mondo visibile diventa il mezzo per la conoscenza di una realtà soprasensibile ordinata secondo regole logicamente coerenti. L’artista è perciò al tempo stesso – e senza che questo appaia contraddittorio – creatore di novità e imitatore della natura. Umberto Eco · Storia della bellezza

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Giovanni Santi

Giovanni Santi · Autoritratto come San Giovanni · 1492 · Da Cappella Tiranni · Chiesa di San Domenico · Cagli

Giovanni Santi · Autoritratto come San Giovanni · 1492 · Da Cappella Tiranni · Chiesa di San Domenico · Cagli

Nacque dunque Raffaello in Urbino l’anno 1483, in venerdì santo, a ore tre di notte, d’un Giovanni de’ Santi, uomo di buono ingegno ed atto a indirizzare i figlioli per la buona via. Cresciuto che fu, cominciò a esercitarlo nella pittura, vedendolo a cotal arte molto inclinato e di bellissimo ingegno; onde non passarono molti anni che Raffaello, ancora fanciullo, gli fu di grande aiuto in molte opere che Giovanni fece nello stato d’Urbino. Giorgio Vasari · Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e  architetti italiani

.Giovanni Santi · Ritratto di Raffaello Sanzio all’età di nove anni · 1492 · Da Cappella Tiranni · Chiesa di San Domenico · Cagli

Giovanni Santi · Ritratto di Raffaello Sanzio all’età di nove anni · 1492 · Da Cappella Tiranni · Chiesa di San Domenico · Cagli

.Giovanni Santi · Cappella Tiranni (p) · 1492 · Chiesa di San Domenico · Cagli

Giovanni Santi · Cappella Tiranni (p) · 1492 · Chiesa di San Domenico · Cagli

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Albrecht Durer |3

Albrecht Dürer · Autoritratto con cuscino e studio di una mano · 1492 · Metropolitan Museum of Art · New York

Albrecht Dürer · Autoritratto con cuscino e studio di una mano · 1492 · Metropolitan Museum of Art · New York

Prima ancora che nella sua mano, prima ancora che nel suo spirito, l’arte di Dürer è nel suo occhio: in quel suo occhio infaticabile, sempre aperto sullo spettacolo della natura nel grande e nel piccolo, ugualmente acuto nell’afferrare la struttura di un paesaggio o nel misurare le proporzioni di un corpo umano quanto nel distinguere filo per filo le erbe di una zolla o pelo per pelo la pelliccia di un animale. Roberto Salvini · La pittura tedesca 


Norimberga, 20 dicembre anno domini 1525 

Mio caro Willibald, come sai, questa laboriosa città di artigiani e officine mi appartiene come le ruote dentate al meccanismo di un orologio: il ritmo della vita qui a Norimberga è preciso, onesto, industrioso. Umanisti e astronomi, matematici e geografi, hanno nutrito la mia fame di sapere; mentre gli orafi, gli argentieri, i fabbricanti di armature e serrature, gli orologiai e gli stampatori mi hanno svelato i segreti delle tecniche. Eppure c’è stato un tempo in cui ho pensato che l’ordinato alveare di Norimberga non fosse abbastanza grande per i miei desideri di conoscenza. Le immagini che arrivavano dall’Italia mi dicevano che Oltralpe gli artisti possedevano un arcano, quello delle misure del mondo e delle membra umane, chiamato prospettiva e anatomia. La smania mi tormentava l’anima: spendevo ore e ore a indagare i dettagli della natura come un fabbro i meccanismi di una serratura; disegnavo i fili d’erba di tarassaco, le ali di una quaglia, gli infiniti peli di un coniglio, ma più addentravo lo sguardo nei particolari, più mi sfuggiva il sistema che tutti quei dettagli tiene insieme. Ero frastornato dalla molteplicità della vita e con arrogante superbia ho osato pensare di poter ricondurre a un’unità il suo continuo mutare. Dopo averle indagate, dopo averle sentite respirare sotto il mio bulino, io sapevo ormai che tutte le cose erano segretamente unite, ma non trovavo la formula alchemica che le aveva fuse nel crogiolo del mondo. Alla fine sono partito per Venezia. Che città diversa dall’ordinata, retta e laboriosa Norimberga! Dappertutto c’è movimento, disordine, odori e colori. Fui colpito dal gran numero di prostitute, merci, abiti e razze diverse. Ma, soprattutto, dal fatto che a Venezia gli artisti conducevano vita da signori, così diversa dalla considerazione di onesti artigiani in cui siamo tenuti qui. Fui preso da una peccaminosa ebbrezza di libertà; lì potevo arricciare i miei lunghi capelli biondi senza essere mal giudicato come a Norimberga e curavo il mio aspetto senza sentire su di me la disapprovazione per un atteggiamento considerato poco virile. Fra gli artisti italiani c’era una gran rivalità e io ho subito capito che non avrei cavato da alcuno di essi la formula segreta della divina proporzione. Ma in quel primo viaggio ho potuto comunque vedere opere che non avevo nemmeno immaginato, soprattutto di mano di Giovanni Bellini. Quando tornai a Venezia per la seconda volta, nel 1506, ero diventato il pittore preferito del nostro amato Federico di Sassonia e mi presentavo nuovamente in quella città orgogliosa con la spavalderia che proprio lì mi avevano insegnato. Il vecchio Bellini era ancora un leone, ma c’era un gruppo di giovani, fra cui un cadorino di nome Tiziano e un altro che chiamavano Giorgione, che era pronto a sbranarselo e sgomitava per prendere il posto del grande «patriarca». Bellini, da signore qual era, venne a farmi visita e comprò un mio lavoro, ma per il resto stavo ben attento a non mangiare e bere con gli altri pittori: temevo infatti di essere avvelenato. Quando però, dopo soli cinque mesi, ho portato sull’altare di San Bartolomeo la pala con la Madonna del Rosario, si sono zittiti anche quelli che ancora dicevano che ero buono solo per il bulino e che non sapevo trattare i colori. Così, a 34 anni, ero il più grande artista tedesco e Raffaello mi mandava i suoi disegni in cambio delle mie incisioni. Alla fine, caro Willibald, sono entrato in possesso di quei segreti. Ma ecco, adesso so che la menzogna è nella nostra intelligenza; l’oscurità è così fermamente radicata nella mente umana che la nostra affannosa ricerca non potrà che fallire. A trent’anni credevo di poter definire la bellezza universale attraverso il compasso e la squadra, i numeri e le proporzioni; ma a quaranta ho inciso la Melanconia che, sconfitta, ha abbandonato a terra gli strumenti per misurare e costruire. Ora so che la verità di ciò che vive viene rivelata dalla vita stessa della natura: bisogna osservarla diligentemente, non abbandonarla illudendosi di far meglio da soli poiché l’arte è nella natura e viene da Dio. E forse Dio, nella sua immensa saggezza, mi ha già punito. Il travaso di bile nera che anni fa mi ha colpito alla milza continua a deprimermi l’umore e mi porta a soffrire di melanconia. Ho accumulato ricchezze e fama e tuttavia non ho ancora smesso di tormentarmi sul senso di questa vita: come il cavaliere solitario che ho inciso, impavido miles christianus, procedo insidiato dal tempo e dal demonio. Erasmo da Rotterdam mi è stato di aiuto in questo percorso, ma egli, come i cattolici di Roma, crede nel libero arbitrio. Non fa per me. Preferisco Lutero. Ora ho finalmente capito che l’arte di ben dipingere, come la grazia, dipende dalle cose infuse dall’alto. Ho cominciato a vedere naturae nativam faciem e sono almeno giunto a comprendere che questa semplicità è anche il fine ultimo dell’arte, la quale ha ragione d’essere se è indirizzata a onorare il Signore. Ma cosa sia la Bellezza, questo ancora io non lo so. Albrecht Dürer · Lettera a Willibald Pirkheimer

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Albrecht Durer |2

Albrecht Dürer · Autoritratto con benda · 1491 · Universitätsbibliothek Erlangen-Nürnberg

Albrecht Dürer · Autoritratto con benda · 1491 · Universitätsbibliothek Erlangen-Nürnberg

Nei primi anni novanta le qualità più propriamente artistiche di Dürer troveranno più immediata espressione nel disegno e nella grafica, mentre alla pittura egli sembra riservare ancora la funzione pratica di una riproduzione oggettiva della realtà. Pochi mesi dopo il matrimonio (7 luglio 1494), Dürer  si mette in viaggio e muove verso il sud. Sarà questa la sua prima grande avventura. È certo che la meta principale del suo viaggio fu Venezia, ma è probabile che visitasse anche la vicina Padova, attratto dalla fame del Mantegna, e forse Mantova. Roberto Salvini · La pittura tedesca

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Tullio Lombardo

Tullio Lombardo · Autoritratto (presunto) con la moglie in posa antica · 1490 ca · Galleria Giorgio Franchetti · Ca d’Oro · Venezia

Tullio Lombardo · Autoritratto (presunto) con la moglie in posa antica · 1490 ca
Galleria Giorgio Franchetti · Ca d’Oro · Venezia

I dominatori del gusto plastico locale, Pietro Lombardo e i suoi figli Antonio e Tullio, popolarono per decenni tombe e altari di personaggi coperti d’armatura in gabbie formali di classicismo romano imperiale, tanto insistentemente ricercato da assumere un tono romantico. Specialmente Tullio, nei bellissimi rilievi con coppie a mezzo busto, esemplificati sui ritratti di sposi nei monumenti funebri romani, raggiunge una tale intensità di intellettuale rinascita di perfette bellezze perdute, un tale timbro di nostalgia archeologica di uomo del nord, da far pensare a Dürer. È lo stesso patetismo modulato in belle forme nel celeberrimo Guidarello Guidarelli di Ravenna. Franco Russoli · La scultura italiana


Guidarello, il fascino menzognero di un seduttore

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