Storia dell'Autoritratto e del Selfie

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Michelangelo Merisi (Caravaggio) · Autoritratto · 1599-1600 · Da Martirio di san Matteo · Chiesa di san Luigi dei Francesi · Roma

Caravaggio · Autoritratto · 1599-1600 · Da Martirio di san Matteo · Chiesa di san Luigi dei Francesi · Roma

Con l’entrata in casa Del Monte, la sciagurata bohème di Caravaggio è finita. La data di quell’evento risolutivo è incerta e tale rimarrà fino a che non sia recuperato l’anno preciso dell’arrivo dell’artista a Roma. Le prime opere eseguite per il nuovo patrono, come i Bari, il Suonatore di liuto, la Medusa e persino la prima commissione pubblica procuratagli dal suo cardinale, cioè la più antica redazione del San Matteo per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, si saldano e conseguono immediatamente alle cose della difficile adolescenza. Educato in quella cerchia di provincia lombarda e giunto a Roma, già con quel suo chiodo fisso di una pittura fedele alla realtà, era prevedibile che, nella città manieristica e bigotta di Sisto V, egli dovesse sembrare un irregolare, se non proprio un eretico. A Roma non si chiedeva verità alla pittura, ma devozione o nobiltà; nobiltà di soggetti e di azioni, a qualunque mitologia appartenessero, e secondo un’inventiva che poteva oscillare tra la tetraggine della Controriforma e la volante ma vacua fantasia degli ultimi manieristi. Roberto Longhi · Caravaggio

Caravaggio · Martirio di san Matteo · 1599-1600 · Chiesa di san Luigi dei Francesi · Roma

Caravaggio · Martirio di san Matteo · 1599-1600 · Chiesa di san Luigi dei Francesi · Roma

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Caravaggio · Giuditta e Oloferne (con autoritratto) · 1599-1600 · Galleria Nazionale d’Arte Antica · Roma

Caravaggio · Giuditta e Oloferne (con autoritratto) · 1599-1600
Galleria Nazionale d’Arte Antica · Roma

Affascinante e seducente è la storia di Giuditta, tratta dal libro dell’Antico Testamento che porta il nome dell’eroina. Il libro di Giuditta è accettato come libro sacro dagli ortodossi e dai cattolici, ma non dagli ebrei e dai protestanti; questi ultimi lo inseriscono tra i testi apocrifi, motivo in più, questo, per pensare che la scelta del soggetto abbia anche un potente significato antiluterano. […] È stato proposto in passato che la bellissima modella che ha prestato le sue fattezze a Giuditta fosse in realtà proprio un ritratto di Beatrice Cenci, ma sembra ora più probabile che la giovane, ritratta anche nella Santa Caterina Thyssen e nella Maddalena del quadro di Detroit, possa essere identificata con la prostituta Fillide Melandroni, una delle amanti di Caravaggio. […] Come sempre, Caravaggio sceglie di rappresentare l’acme dell’azione: il momento più terribile e tragico della decapitazione di Oloferne, qui sospeso tra la vita e la morte. La ferocia della scena, che contrasta con l’elegante e distante bellezza di Giuditta, appena corrucciata, è condensata nell’urlo disumano e nello spasimo del corpo di Oloferne con cui Caravaggio è riuscito a rendere con eccezionale efficacia l’attimo più temuto e rimosso della vita di un uomo: il momento del trapasso tra la vita e la morte. Il gigantesco Oloferne, infatti, non è più vivo, come indicano gli occhi rovesciati all’indietro, ma non è ancora morto, dal momento che la sua bocca urla, il corpo si contrae e le mani si attanagliano al letto. Rossella Vodret · Caravaggio

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Fede Galizia

Fede Galizia · Giuditta con la testa di Oloferne (presunto autoritratto) · 1596 · Collezione privata

Fede Galizia · Giuditta con la testa di Oloferne (presunto autoritratto) · 1596 · Collezione privata

Correva la moda di dipingere oggetti inanimati, in genere frutta, ortaggi, fiori, e questa moda aveva incontrato. Fede volle provarsi in quel nuovo genere, e forse se ne sarebbe distolta se non le avessero mostrato una canestrina di mele che aveva dipinto un pittore di Caravaggio, poi emigrato a Roma. Le mele sono mele e ognuno è in grado di giudicare se somigliano a quelle esposte sui banchi dei fruttivendoli: ma queste del giovane di Caravaggio superavano la somiglianza, erano quel che una mela deve essere e ancora non è. Le esperienze di Fede erano scoraggianti: nulla da eccepire quanto alla diligenza con cui la frutta veniva copiata dal vero, ma non era questo il problema. Si trattava di unire alla verosimiglianza del frutto, una specie di misteriosa porosità delle superfici che in certo modo suggerisce il piacere del morso selvaggio e il sapore della polpa appena addentata. Per tali qualità stimolanti e quasi sapide, le mele del Caravaggio convenivano tanto alla cucina del contadino come al tavolo di un principe. […] È da supporsi che Fede, pur così sensibile agli appelli della vita silente, non abbia mai trascurato la pratica del ritratto e del quadro d’invenzione coltivata sin dalla prima gioventù, eppure il suo nome è rimasto ancorato al moto di sorpresa e quasi di affetto che certo la colse davanti al cesto di frutta di Caravaggio. Quella fedeltà tenace e, diremmo, insaziata, la qualificò nel suo tempo e nella memoria dei posteri. Anna Banti · Quando anche le donne si misero a dipingere

.Fede Galizia · Giuditta con la testa di Oloferne (presunto autoritratto) · 1596 · Ringling Museum of Art · Sarasota

Fede Galizia · Giuditta con la testa di Oloferne (presunto autoritratto) · 1596 · Ringling Museum of Art  · Sarasota

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Caravaggio · Bacco adolescente (con autoritratto nella brocca di vino) · 1596-98 · Uffizi · Firenze

Caravaggio  ·  Bacco adolescente (con autoritratto nella brocca di vino)  ·  1596-98  ·  Uffizi  ·  Firenze

Il Bacco adolescente comunica efficacemente quel momento di malinconia e di senso di sfascio che segue una sbornia. Tutto, in questo celebre dipinto (rinvenuto nei depositi degli Uffizi nel 1916 e attribuito da Roberto Longhi a Caravaggio), parla di decadenza: la faccia pingue del fanciullo, con le chiome ridicolmente addobbate con l’uva e le autunnali foglie di vite; le palpebre semiabbassate, sottolineate dalle sopracciglia pesantemente truccate; il gesto goffamente elegante con il quale tiene il calice (dipinto mirabilmente nelle sue trasparenze, come anche la panciuta bottiglia di liquido spumeggiante in basso alla sua destra) colmo del vino nero; la frutta bacata e marcia nel vassoio in primo piano. Francesco M. Cataluccio · La memoria degli Uffizi 

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Caravaggio · Bacco adolescente (p) · Riflettografia infrarossa multispettrale · Fonte immagine

Caravaggio  ·  Bacco adolescente (p)  ·  Riflettografia infrarossa multispettrale  ·  Fonte immagine »


Nel Bacco di Caravaggio scoperto un autoritratto nascosto

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Caravaggio · I musici (con possibile autoritratto) · 1595-96 · Metropolitan Museum of Art · New York

Caravaggio · I musici (con possibile autoritratto) · 1595-96 · Metropolitan Museum of Art · New York

Bisognoso com’era, né certo in grado di pagarsi i modelli vari che avrebbe desiderato, non sorprende che Caravaggio si valesse dei suoi gratuiti amichetti coetanei, figli di scalpellini lombardi o di affittacamere romani, garzoni d’osteria, ragazzi di strada. E, data quella certa età, non c’è neppure da strogolare sull’apparenza naturalmente un po’ ambigua del Bacco e del Suonatore di liuto, talora, infatti, detto suonatrice. O forse v’intervenne in parte anche un’altra ragione, e questa dell’arte; una lieve collusione, intendo, con una voga pittorica allora incline a un certo, chiamiamolo pure, angelismo. Gli angeli erano il problema tematico della bellezza a quei giorni. I Musici, pur essendo a mio parere soltanto una copia, rispecchia molto fedelmente un originale del Caravaggio dove il gusto di insolente allegoria paganeggiante (accentuato persino dalle ali di Cupido in uno dei modelli) [la prima figura da sinistra] può difficilmente credersi identico alla musica di alcuni giovani ritratti dal naturale assai bene, dipinto per il cardinal Del Monte  e che, per il costume moderno, poté accompagnare il quadro famoso dei Bari comprato dallo stesso patrono; e accanto ad esso diede il modello per i tanti Suonatori e Giocatori della cerchia caravaggesca. Guai a dimenticare che a quei giorni quasi non si dipingeva che per soggetti imposti, su commissione, e che questo era appannaggio esclusivo di ordinatori ecclesiastici o di nobili collezionisti. Caravaggio doveva destreggiarsi fra gli umori di questi committenti. Roberto Longhi · Da Cimabue a Morandi

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Caravaggio

Caravaggio · Autoritratto come Bacchino malato · 1594 · Galleria Borghese · Roma

Caravaggio  ·  Autoritratto come Bacchino malato  ·  1594  ·  Galleria Borghese  ·  Roma

Ė certo che Caravaggio possedeva degli specchi (se ne trova menzione nella lista dei suoi beni) e molti studiosi ritengono che ne facesse uso per dipingere. Ma gli storici dell’arte in genere hanno interpretato  le testimonianze dell’epoca relative ai quadretti nello specchio ritratti  come allusioni ad autoritratti eseguiti con l’ausilio di specchi. Tuttavia, se Caravaggio avesse usato uno specchio-lente, il modello avrebbe dovuto essere necessariamente un’altra persona. Per dipingere il Bacchino è possibile che egli abbia utilizzato la tecnica del montaggio., inquadrando singole parti del modello e poi ricomponendole insieme. Si osservi che il tavolo è visto dall’alto, mentre la frutta che gli sta sopra è al livello dell’occhio; la frutta inoltre sembra separata dalla figura, come se si trattasse di una composizione a sé stante. David Hockney · Il segreto svelato

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El Greco

El Greco · Autoritratto come san Giuseppe (probabile) · 1592-1602

El Greco · Autoritratto come san Giuseppe (probabile) · 1592-1602
In Sacra famiglia con sant’Anna e san Giovannino ·
Museo de Santa Cruz · Toledo

Un esempio di modestia è rappresentato da El Greco, che si autoritrae nelle vesti di san Giuseppe nella Sacra famiglia con sant’Anna e san Giovannino. L’immedesimazione in un personaggio umile e tutto sommato marginale nella storia di Cristo, come il padre adottivo, che di mestiere fa il falegname, cioè pratica una delle arti meccaniche nelle quali durante il Medio Evo era precisamente inclusa anche la pittura, è senza dubbio un modo per costruire la figura retorica della liote (dire di meno per dire di più). Soprattutto se si tiene conto del fatto che El Greco non è un semplice devoto o un puro astante in una scena sacra: è protagonista, secondario quanto si  vuole, della scena medesima. Omar Calabrese · L’arte dell’autoritratto

..El Greco · Autoritratto (probabile) · 1595-1600 · Metropolitan Museum · New

El Greco · Autoritratto (probabile) · 1595-1600 · Metropolitan Museum · New York

Benché la Controriforma imponesse drastiche regole iconiche, i dipinti di El Greco sono illuminati da una luce fosca, simile a quella provocata dalle eclissi di sole. Uomini e animali affrontano la stessa predestinazione. Paesaggi adombrati da cieli sulfurei, sangue che gonfia i polsi, corpi trasfigurati. Proprio i santi sembrano i più guastati dal desiderio e dal cielo: scrutano l’alto, dolenti, invocando chissà quale risarcimento. Graziano Spinosi

.El Greco · Autoritratto come san Luca · 1600 ca · Cattedrale di Toledo

El Greco · Autoritratto come san Luca · 1600 ca · Cattedrale di Toledo

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