Storia dell'Autoritratto e del Selfie

Graziano Spinosi |3

Graziano Spinosi · Autoritratto | Vetroresina, cera | Grandezza naturale · 1982 · Collezione privata

Graziano Spinosi  ·  Autoritratto | Vetroresina, cera | Grandezza naturale  ·  1982  ·  Collezione privata

Da bambino costruivo teatrini e piccole automobili con materiali di scarto trovati per strada: legnetti, fili di ferro ossidato, cartone. Era bello questo gioco e mi perdevo, nessuna colpa ne violava l’incanto. Trascorrevo intere giornate mettendo insieme questi materiali poveri. Un filo di spago legava le ali di cartone d’un piccolo aereo alla sua fusoliera e l’aereo volava lontano. Nello studio in cui lavoro oggi ci sono gli stessi materiali e mi perdo anche ora, come allora, pur coi limiti dell’età adulta. Non so più avere l’abbandono che hanno i bambini, ma per tentare di provocarlo comincio sempre dal materiale. Senza fretta, mi accosto a un materiale cercando di ascoltarlo. Alcuni materiali sono chiacchieroni, altri parlano poco. Un po’ come i gatti, ciascuno col proprio carattere. Cerco d’intonarmi a questo carattere avendo cura di rispettare le sue qualità fisiologiche. Non mi piace che per affermare il valore di una cosa si neghi quello di un’altra. Si dice la cosa per dire quella cosa, può bastare. Allo stesso modo mi piace dire un materiale per dire solamente quel materiale. Il cartone è cartone: arido, polveroso, voce rauca; l’acqua lo smembra e il fuoco lo consuma. È stupendo anche per questa vulnerabilità. L’acciaio è nervoso, austero, affidabile. Il ferro è infaticabile e remissivo. La plastica è spesso incompresa. Non è bello che la plastica si trasformi in finta-pelle, finto-legno, finta-plastica. Pur essendo un materiale sintetico ha la fierezza di quelli naturali. Il legno emette suoni che somigliano a quelli del pane appena sfornato. Anche l’acqua è un materiale. Come gli alberi, l’aria, l’orizzonte. Una strada e la nostra memoria sono materialiGraziano Spinosi

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