Storia dell'Autoritratto e del Selfie

Guido Reni

Guido Reni · Autoritratto · 1602-03 · Galleria di Palazzo Barberini · Roma

Guido Reni · Autoritratto · 1602-03 · Galleria di Palazzo Barberini · Roma

Guido Reni, il maestro che onorò Roma per parecchi anni con la sua opera e che creò un modo di fare pittura che effettivamente, così come era successo per Bernini, aveva ben pochi precedenti nella storia dell’arte. Oggi, però, ce ne rendiamo meno conto e questa constatazione merita alcune riflessioni. Il cardinale Borghese volle, dunque, sulla volta del Casino di Monte Cavallo il tema dell’Aurora. Il soggetto dice molto perché rappresenta l’inizio del giorno, il mattino che sta sorgendo. Effettivamente chi osserva ancora oggi l’affresco di Guido Reni vede con molta chiarezza che l’artista si è concentrato sull’elemento della rappresentazione della luce dell’alba. Una luce che non è ancora piena, ovviamente, perché l’aurora non può essere il mezzogiorno, ma è limpida. È l’aurora che preannuncia un giorno sereno, un giorno in cui non pioverà, in cui non farà troppo caldo e non farà troppo freddo, in cui ognuno si potrà beare dell’aria, della luce, di quel vento leggero tipico di Roma che riempie i polmoni e lo sguardo con la stessa dolcezza e la stessa intensità. È quello che si potrebbe definire la pienezza della vita. O, più precisamente, è quello che certi filosofi hanno meglio definito con la parola agio, che non vuol dire aver tanti soldi ma avere ciò che effettivamente noi avvertiamo ci occorra. Chiunque abbia la ventura di poter vedere l’alba prova una condizione di felicità che sembrerebbe proprio connaturata alla mente umana. Il giorno che nasce è la nascita in sé, e nascere è un dramma da un lato ma è la felicità dall’altro. La rappresentazione di questo stato d’animo è molto interessante nell’arte. È talmente ovvio che quasi nessuno ci aveva pensato fino a quei tempi. Nell’ambito della mentalità dell’ambiente artistico che Reni contribuì in modo determinante a formare, invece, questo accadde. E, ancora adesso, chi osserva L’Aurora di Guido Reni, anche se non sa nulla del pittore e della sua epoca, capisce che l’artista sta rappresentando lo stato aurorale della coscienza che si rischiara per rendere le cose limpide, pensando che tutto possa avvenire senza turbamenti. Come fosse l’alba dell’umanità. Naturalmente Reni esprime tutto questo attraverso il mito, perché non c’era ancora l’idea che l’artista potesse rappresentare direttamente la società in cui vive, come invece avviene dall’Ottocento in poi. Così Reni raffigura il mito dell’Aurora con i cavalli che attraversano il cielo e tirano il carro celeste, caricandosi di plausibilità. Rappresenta una cosa totalmente immaginaria ed impossibile; e tuttavia rappresenta la quintessenza di una verità profonda che è la percezione della nostra stessa nascita, di quella luce che invade ognuno di noi, anche tutti i giorni, purché ce ne accorgiamo. Claudio Strinati · Il mestiere dell’artista

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