Storia dell'Autoritratto e del Selfie

Il Sodoma

Il Sodoma · Autoritratto · 1505-08 | Da San Benedetto ripara miracolosamente il setaccio rotto dalla sua balia Cirilla · Abbazia di Monte Oliveto Maggiore · Asciano

il Sodoma · Autoritratto · 1505-08
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San Benedetto ripara miracolosamente il setaccio rotto dalla sua balia Cirilla · Abbazia di Monte Oliveto Maggiore · Asciano

Quando ci si trova nel mezzo di un affollamento di opere d’arte, come spesso capita nei musei, un modo per non farsi sopraffare è quello di finalizzare la visita focalizzandosi su alcuni artisti, magari non tra i più importanti e noti, e tornarli ogni volta a cercare come fossero i propri punti di riferimento. Uno di quelli che ho scelto, da molti anni, è il Sodoma (Giovan Antonio Bazzi). Anzitutto perché nostro padre si rifiutò sempre di spiegarci il motivo di quel soprannome (asserendo sbrigativamente: Eran fatti suoi, guardate piuttosto che bravura misconosciuta!), suscitando così in noi una grande curiosità verso questo pittore. Il Sodoma è un talento ancora troppo sottovalutato dal pubblico: sminuito da molti critici in un superficiale raffronto con Raffaello e trattato con imbarazzo tra i bigotti nel tentativo di negare la sua evidente omosessualità. Come se il suo contemporaneo Vasari non avesse scritto esplicitamente, nel ritratto a lui dedicato: Era oltre ciò uomo allegro, licenzioso, e teneva altrui in piacere e spasso, con vivere poco onestamente; nel che fare, però che aveva sempre attorno fanciulli e giovani sbarbati, i quali amava fuor di modo, si acquistò il soprannome di Sodoma, del quale, non che si prendesse noia o sdegno, se ne gloriava, facendo sopra esso stanze e capitoli e cantandogli in sul liuto assai commodamente. Eppure il testo meno reticente, e più documentato, sui gusti sessuali del Sodoma (che nell’affresco su San Benedetto nell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, si ritrasse con un vestito elegantissimo, un cappello floscio blu calcato sui riccioli lunghi, lo sguardo languido, il colletto di trine e i guanti bianchi) risale ad un secolo fa ed è stato pubblicato in un fascicolo dell’Archivio di antropologia criminale. Il pittore di Vercelli, chiamato anche Mattaccio, era amico di Pietro Aretino e, come lui, amava molto fare gli scherzi. Un anno portò un suo cavallo a gareggiare al palio di San Barnaba a Firenze. Il cavallo vinse. Un gruppo di ragazzini si rivolse al pittore per domandargli quale fosse il nome del cavallo vincitore, perché come consuetudine avrebbero dovuto correre a gridarlo per tutte le vie della città. Il Bazzi disse loro che il cavallo si chiamava Sodoma. Così, i ragazzini iniziarono a correre per tutte le vie di Firenze gridando: Sodoma! Sodoma! Sodoma! Secondo il pittore, quello avrebbe dovuto essere un modo spiritoso per prendere in giro i fiorentini e la loro diffusa omosessualità. Per poco non lo lapidarono! Sodoma operò soprattutto a Roma e Siena, dove ebbe modo di far apprezzare il suo grande talento. Era dotato, secondo Paolo Giovio, di una mano impetuosa (concitata manus). Di lui ci rimangono una cinquantina di opere certe, sparse per il mondo. Francesco M. Cataluccio · La memoria degli Uffizi

.Giovanni Antonio Bazzi (il Sodoma) · San Benedetto ripara miracolosamente il setaccio rotto dalla sua balia Cirilla | Da Storie di san Benedetto · Abbazia di Monte Oliveto Maggiore · Asciano

Il Sodoma ·  San Benedetto ripara miracolosamente il setaccio rotto dalla sua balia Cirilla
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