Storia dell'Autoritratto e del Selfie

Parmigianino

Parmigianino · Autoritratto in uno specchio convesso · 1524 Kunsthistorisches Museum · Wien

Parmigianino · Autoritratto in uno specchio convesso · 1524  ·  Kunsthistorisches Museum · Wien

Uno degli autoritratti più celebri lasciatici in eredità dal Cinquecento è un ritratto nello specchio. Vasari lo elogia come una delle meraviglie dell’arte del proprio tempo e la descrizione che ne dà è ancor oggi la migliore che di quest’opera sia mai stata fatta: per investigare le sottigliezze dell’arte, si mise un giorno a ritrarre se stesso, guardandosi in uno specchio da barbieri, di que’ mezzo tondi: nel che fare vedendo quelle bizzarrie che fa la rotondità dello specchio nel girare che fanno le travi de’ palchi, che torcono, e le porte e tutti gli edifizi che sfuggono stranamente, gli venne voglia di contrafare per suo capriccio ogni cosa. Là onde fatta fare una palla di legno al tornio, e quella divisa per farla mezza tonda, e di grandezza simile allo specchio, in quella si mise con grande arte a contrafare tutto quello che vedeva nello specchio, e particolarmente se stesso tanto simile al naturale, che non si potrebbe stimare né credere: e perché tutte le cose che s’appressano allo specchio crescono, e quelle che si allontanano diminuiscono; vi fece una mano che disegnava, un poco grande, come mostrava lo specchio, tanto bella che pareva verissima. E perché Girolamo era di bellissima aria, ed aveva il volto e l”aspetto grazioso molto, e più tosto d’angelo che d’uomo, pareva la sua effigie in quella palla una cosa divina: anzi gli successe così felicemente tutta quell’opera, che il vero non istava altrimenti che il dipinto; essendo in quella il lustro del vetro, ogni segno di riflessione, l’ombre ed i lumi sì propri e veri, che più non si sarebbe potuto sperare da umano ingegno. Lo storico colloca, dunque, l’opera di Parmigianino sotto il segno della bizzarria e dell’esperienza. Il quadro riproduce con assoluta precisione la forma di uno specchio convesso. Intento dell’artista non sarebbe stato, quindi, quello di eseguire il proprio autoritratto servendosi di uno specchio, bensì quello di dare l’illusione che il quadro fosse esso stesso uno specchio. L’affermazione di Vasari che si tratterebbe di un oggetto in uso presso i barbieri è importante. Ci rivela che in Italia si ignorava, in quel periodo, la tradizione fiamminga dell’artificio dello specchio convesso. In effetti, la novità introdotta da Parmigianino è davvero di rilevanza fondamentale. Presso i Fiamminghi lo specchio è stato lo strumento dell’inserimento, in un dipinto che non avesse l’autoriflessione come tema principale, dell’autore. Victor I. Stoichita · L’invenzione del quadro


Perseguitato perché considerato stregone

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