Storia dell'Autoritratto e del Selfie

Raffaello Sanzio |3

Raffaello Sanzio · Autoritratto · 1510 · Da La scuola di Atene · Stanza della Segnatura · Palazzo Apostolico · Città del Vaticano

Raffaello Sanzio · Autoritratto · 1510 · Da La scuola di Atene · Stanza della Segnatura · Palazzo Apostolico · Città del Vaticano

La strategia successiva di Lucrezia è stata quella di convincerlo anzitutto che, nelle leggi di coppia, non ha alcuna importanza che lui sia Raffaello. Lucrezia che farà di tutto per mettersi al centro del mondo e tramutare lui, Raffaello (Raffaello!), in un suo satellite; probabilmente non l’unico; una grande luna che gira intorno a una terra irrilevante. Lucrezia animaletto sessuale. Ma Lucrezia, anche, di origini marchigiane, ciò che porta il sapore della madre e la conseguente speranza nell’impossibilità del tradimento. Lucrezia di famiglia nobilissima, il che, per il figlio di un pittore, resterà sempre un raggiungimento. Raffaello è abbastanza lucido per capire anche questo.

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Raffaello Sanzio · La scuola di Atene · 1510 · Stanza della Segnatura · Palazzo Apostolico · Città del Vaticano

Raffaello Sanzio · La scuola di Atene · 1510 · Stanza della Segnatura · Palazzo Apostolico · Città del Vaticano

Poi è arrivata la grande allucinazione. In un paio di occasioni Lucrezia dice: Io ti amo, ma l’amore non lo facciamo mica tanto bene. Raffaello le cose deve farle perfette. E allora Lucrezia resta ancora un animaletto sessuale, ma quel suo piccolo corpo bellissimo diventa esattamente la cosa che Raffaello non potrà mai dipingere. Vedi come mi apro per te? chiede Lucrezia. Infine, l’equivoco più profondo: la faccia. Anche qui, l’intuizione iniziale è stata perfetta. Era appena scattato il primo abbraccio, quella sera, che immediatamente si addensò la nuvola della negatività. Raffaello si bloccò, e lo disse, anche. Che cos’è questo odore di zolfo? E lei rise; rise. Ma si capì poco dopo che cos’era il demone entrato nella sera romana. Di tre quarti, e nell’amore, Lucrezia aveva faccia di uomo; di un ragazzo avido e spudorato, avido di tutto. C’era un bel far finta, quasi sempre, di niente. Da quando, poco tempo dopo, Raffaello le aveva chiesto, in un momento cruciale: Sei porco, Lucrezia? Da quando lei l’aveva fulminato con un suo sguardo, e in un baleno aveva capito tutto, e aveva respirato , mordendogli una spalla; da quel momento, a un certo punto, quello era diventato un rito. L’amplesso poteva andare avanti ore. Ma, al dunque, tutto si concentrava lì. Sei porco, Lucrezia? La carne diventava carne incerta. L’anima diventava anima incerta. E tutto arrivava a rapido deliquio. Flavio Caroli · Trentasette. Il mistero del genio adolescente

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