Storia dell'Autoritratto e del Selfie

Raffaello Sanzio |4

Raffaello Sanzio · Autoritratto con un amico · 1519-20 · Louvre · Paris

Raffaello Sanzio · Autoritratto con un amico · 1519-20 · Louvre · Paris

Al tramonto del venerdì santo, il ragazzo di Urbino consegna l’anima alla perfezione, in cui ha creduto per tutta la vita. Si muove, la città, in questa sera di tutti i lamenti e tutte le passioni. Le lenzuola alle finestre, come vele, si gonfiano per un vento insensato e mai visto. Un’onda immensa alza le case e le fa quasi sfracellare, in caduta, sul mare dell’eternità. La schiuma scroscia refoli acidi e salmastri. Il grande nido ora è altissimo sulle onde, ora sprofonda fra dolomiti di acqua nera come inchiostro. In alto, cumuli e nembi ingaggiano battaglia. Lo scontro dura pochissimo, perché i cumuli affondano i colpi, i nembi si ripiegano su se stessi, e allora la gragnuola di ferite si fa scientifica, primigenia e terribile. Il massacro comincia qui, nella fuga degli sconfitti. Cola sangue. Piove sangue a raffiche improvvise, lanciate, come secchi d’acqua, da divinità furibonde. La morsa si chiude. E, quando si chiude, insensatamente come quando si era scatenato, il mondo si placa. Si rasserena – con infinita dolcezza – sui relitti del naufragio. Dal vascello sfondato, qualcuno potrebbe veder occhieggiare le palpebre spaurite di un’animella. Esce con cautela. Poi nuota nell’aria e se ne va, come una boccata di fumo, perché ha invocato, e ottenuto, il privilegio dell’unità; della pace. Flavio Caroli · Trentasette. Il mistero del genio adolescente.


Venerdì santo 1483 · Venerdì santo 1520

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