Storia dell'Autoritratto e del Selfie

Caravaggio |14

Caravaggio · Martirio di Sant'Orsola (con autoritratto) · 1610 · Palazzo Zevallos Stigliano · Napoli

Caravaggio · Martirio di Sant’Orsola (con autoritratto) · 1610 · Palazzo Zevallos Stigliano · Napoli

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Caravaggio · Davide con la testa di Golia · 1609-10 · Galleria Borghese · Roma

Caravaggio · Davide con la testa di Golia · 1609-10 · Galleria Borghese · Roma

Se c’è un caso tipico per indicare che con la storia della critica ufficiale non si rende quasi mai il senso della fortuna effettiva di un uomo dell’arte e, tanto meno, del suo valore reale, questo è proprio il caso del Caravaggio. Ad ascoltare per più di due secoli la critica apparente, il Caravaggio era un gran talento, non si nega, ma venuto per distruggere la pittura. Figurarsi, che pretendeva di darci il mondo com’è, senza abbellirlo affatto. Cosa irragionevole. Ma c’era da aspettarselo da chi era anche un cattivo soggetto in società: discolo, attaccabrighe, spadaccino, tanto che finì assai male. […] Caravaggio, che va scorrendo alla disperata il lido deserto e malarico, vien colto da un attacco di febbre perniciosa e muore  di stento e senza cure il 18 luglio 1610; et in luogo ivi vicino fu seppellito. Roberto Longhi · Caravaggio
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Caravaggio |12

Caravaggio · Autoritratto come Giovanni Battista · 1609 ca · In Salomè con la testa del Battista · Palazzo Reale · Madrid

Caravaggio · Autoritratto come Giovanni Battista · 1609 ca · In Salomè con la testa del Battista · Palazzo Reale · Madrid

A Napoli, dove il pittore si ritrova già nella tarda estate del 1609, quasi non si riapre che il romanzo nero. Raggiunto sulla porta della famosa locanda del Cerriglio dagli emissari del suo rivale maltese, Caravaggio viene tartassato al punto che per li colpi quasi più non si riconosceva. La notizia, diffusa a Roma con gli Avvisi del 24 ottobre, e persino ingigantita, lasciava incerto se Caravaggio fosse stato soltanto sfregiato o non, addirittura, ucciso. Si amerebbe ottenere più particolari del fattaccio, e di tutto questo secondo soggiorno napoletano, che è di almeno dieci mesi; ma intanto non è già arduo supporre che non fosse dedicato tutto a medicar le ferite dell’estate 1609. Già un biografo antico ricorda che, appena tornato a Napoli, egli abbia dipinto e inviato al Gran Maestro di Malta, forse per impetrarne il perdono e ottenere la riammissione nell’ordine, revocatogli subito dopo la fuga dell’anno prima, una mezza figura di Erodiade con la testa del Battista. L’opera non può essere quella di Madrid, che par toccare veramente al soggiorno maltese. Roberto Longhi · Caravaggio

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Caravaggio |10

Michelangelo Merisi (Caravaggio) · Autoritratto come Golia · 1607 · In Davide con la testa di Golia · Kunsthistorisches Museum · Wien

Caravaggio · Autoritratto come Golia · 1607 · In Davide con la testa di Golia · Kunsthistorisches Museum · Wien

La giornata di Caravaggio – stiamo frugando nella vita di un giovane di trent’anni, di genio e temperamento parimenti risentiti – ha naturalmente parecchi strati; attraversa, per così dire, tutta Roma; passa li ponti come dirà, in un’altra accezione Gioacchino Belli. Nulla vieta d’immaginarlo, il mattino, come un giovane irsuto e melanconico mentre ammaestra il suo barbone Cornacchia (un barbone nero che faceva bellissimi giochi); di spiarlo nelle ore di luce e di lavoro mentre muove a segno lo specchio o l’imposta della camera buia, misurando il peso drammatico che ne sortirà nei gruppi dei suoi modelli feriali; di seguirlo, quando il sole ha già troppo virato, negli atti della sua vita d’incontro: la pallacorda (passava da un campo di gioco all’altro); le donne (la Bardassa che abita dietro a Banchi), Laura e sua figlia Isabella per le quali vi fu processo, Lena che è la donna di Michelangelo che sta in piedi a piazza Navona); l’osteria, con gli amici di ogni ceto e nazione; più tardi ancora, la testa fasciata dal vino dei Castelli, gli schiamazzi notturni, il porto d’armi dimenticato, le parolacce alla polizia, i giorni di carcere, gli incontri più o meno bruschi coi rivali, le sassate alle finestre dell’affittacamere e s’intende, quando bisogni, qualche salto in provincia. Del peggio è ancor da parlare. Roberto Longhi · Caravaggio

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Caravaggio |8

Caravaggio · Cattura di Cristo nell’orto (con autoritratto) · 1602 · National Gallery of Ireland · Dublin

Caravaggio · Cattura di Cristo nell’orto (con autoritratto) · 1602 · National Gallery of Ireland · Dublin

Caravaggio chiarì il suo genio torturato e intrepido anche nella Presa di Cristo nell’orto (quadro oggi conosciuto soltanto attraverso le copie superstiti), dove, contro la citazione antica del manto che avvolge quasi in un dittico la testa di Cristo e di Giuda, il gruppo, schiarato dal lampione oscillante, sembra incrinarsi come un calice di vetro scuro entro l’orrore notturno; tragica estremità cui solo può compararsi, pochi anni dopo, qualche passo del Macbecht. Roberto Longhi · Caravaggio
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La luce che irradia la scena coglie Giuda nell’attimo successivo al suo tradimento, mentre ancora trattiene nel suo falso abbraccio il Cristo. Dietro di loro, il più giovane degli apostoli fugge terrorizzato e nel frattempo dal gruppo delle guardie si erge sulla destra il volto di un uomo che tiene in mano una lanterna. In lui, a ragione, si è riconosciuto l’autore del dipinto che partecipa, come in altre sue opere, da osservatore all’evento tragico. Roberto Longhi non esitò a paragonare questo dramma al Macbecht di Shakespeare. Ed è grazie all’intuizione di questo grande studioso che ha avuto inizio il recupero moderno di quest’opera. Longhi riusciva a riconoscere la composizione in alcune mediocri copie di collezioni private e a presagire la possibile esistenza di un originale non ancora rinvenuto. Il ritrovamento avveniva poi molti anni più tardi, nel 1990, in Irlanda, presso una comunità religiosa, a opera dello scrivente che lo rendeva pubblico. Sergio Benedetti · Caravaggio

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Caravaggio |7

Caravaggio · Davide e Golia (con autoritratto) · 1600 ca · Museo del Prado · Madrid

Caravaggio · Davide e Golia (con autoritratto) · 1600 ca · Museo del Prado · Madrid

Anche Caravaggio avvertiva il pericolo di ricadere nell’apologetica del corpo umano, sublimata da Raffaello e Michelangelo, o magari nel chiaroscuro melodrammatico di Tintoretto. Ma ciò che gli andava confusamente balenando era ormai non tanto il rilievo dei corpi quanto la forma  delle tenebre che li interrompono. Lì era il dramma della realtà più portante ch’egli intravedeva dopo le calme specchiature dell’adolescenza. Il Davide di Madrid, pur giovanilmente pensato come pastorello lunare che s’inclina a tondere la pecora nera del Golia nei prati di Castello, è un notturno delicato, dove forza e dolcezza vanno del pari. Roberto Longhi · Caravaggio

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Caravaggio |6

Michelangelo Merisi (Caravaggio) · Autoritratto · 1599-1600 · Da Martirio di san Matteo · Chiesa di san Luigi dei Francesi · Roma

Caravaggio · Autoritratto · 1599-1600 · Da Martirio di san Matteo · Chiesa di san Luigi dei Francesi · Roma

Con l’entrata in casa Del Monte, la sciagurata bohème di Caravaggio è finita. La data di quell’evento risolutivo è incerta e tale rimarrà fino a che non sia recuperato l’anno preciso dell’arrivo dell’artista a Roma. Le prime opere eseguite per il nuovo patrono, come i Bari, il Suonatore di liuto, la Medusa e persino la prima commissione pubblica procuratagli dal suo cardinale, cioè la più antica redazione del San Matteo per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, si saldano e conseguono immediatamente alle cose della difficile adolescenza. Educato in quella cerchia di provincia lombarda e giunto a Roma, già con quel suo chiodo fisso di una pittura fedele alla realtà, era prevedibile che, nella città manieristica e bigotta di Sisto V, egli dovesse sembrare un irregolare, se non proprio un eretico. A Roma non si chiedeva verità alla pittura, ma devozione o nobiltà; nobiltà di soggetti e di azioni, a qualunque mitologia appartenessero, e secondo un’inventiva che poteva oscillare tra la tetraggine della Controriforma e la volante ma vacua fantasia degli ultimi manieristi. Roberto Longhi · Caravaggio

Caravaggio · Martirio di san Matteo · 1599-1600 · Chiesa di san Luigi dei Francesi · Roma

Caravaggio · Martirio di san Matteo · 1599-1600 · Chiesa di san Luigi dei Francesi · Roma

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Caravaggio |5

Caravaggio · Giuditta e Oloferne (con autoritratto) · 1599-1600 · Galleria Nazionale d’Arte Antica · Roma

Caravaggio · Giuditta e Oloferne (con autoritratto) · 1599-1600
Galleria Nazionale d’Arte Antica · Roma

Affascinante e seducente è la storia di Giuditta, tratta dal libro dell’Antico Testamento che porta il nome dell’eroina. Il libro di Giuditta è accettato come libro sacro dagli ortodossi e dai cattolici, ma non dagli ebrei e dai protestanti; questi ultimi lo inseriscono tra i testi apocrifi, motivo in più, questo, per pensare che la scelta del soggetto abbia anche un potente significato antiluterano. […] È stato proposto in passato che la bellissima modella che ha prestato le sue fattezze a Giuditta fosse in realtà proprio un ritratto di Beatrice Cenci, ma sembra ora più probabile che la giovane, ritratta anche nella Santa Caterina Thyssen e nella Maddalena del quadro di Detroit, possa essere identificata con la prostituta Fillide Melandroni, una delle amanti di Caravaggio. […] Come sempre, Caravaggio sceglie di rappresentare l’acme dell’azione: il momento più terribile e tragico della decapitazione di Oloferne, qui sospeso tra la vita e la morte. La ferocia della scena, che contrasta con l’elegante e distante bellezza di Giuditta, appena corrucciata, è condensata nell’urlo disumano e nello spasimo del corpo di Oloferne con cui Caravaggio è riuscito a rendere con eccezionale efficacia l’attimo più temuto e rimosso della vita di un uomo: il momento del trapasso tra la vita e la morte. Il gigantesco Oloferne, infatti, non è più vivo, come indicano gli occhi rovesciati all’indietro, ma non è ancora morto, dal momento che la sua bocca urla, il corpo si contrae e le mani si attanagliano al letto. Rossella Vodret · Caravaggio

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Caravaggio |3

Caravaggio · Bacco adolescente (con autoritratto nella brocca di vino) · 1596-98 · Uffizi · Firenze

Caravaggio  ·  Bacco adolescente (con autoritratto nella brocca di vino)  ·  1596-98  ·  Uffizi  ·  Firenze

Il Bacco adolescente comunica efficacemente quel momento di malinconia e di senso di sfascio che segue una sbornia. Tutto, in questo celebre dipinto (rinvenuto nei depositi degli Uffizi nel 1916 e attribuito da Roberto Longhi a Caravaggio), parla di decadenza: la faccia pingue del fanciullo, con le chiome ridicolmente addobbate con l’uva e le autunnali foglie di vite; le palpebre semiabbassate, sottolineate dalle sopracciglia pesantemente truccate; il gesto goffamente elegante con il quale tiene il calice (dipinto mirabilmente nelle sue trasparenze, come anche la panciuta bottiglia di liquido spumeggiante in basso alla sua destra) colmo del vino nero; la frutta bacata e marcia nel vassoio in primo piano. Francesco M. Cataluccio · La memoria degli Uffizi 

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Caravaggio · Bacco adolescente (p) · Riflettografia infrarossa multispettrale · Fonte immagine

Caravaggio  ·  Bacco adolescente (p)  ·  Riflettografia infrarossa multispettrale  ·  Fonte immagine »


Nel Bacco di Caravaggio scoperto un autoritratto nascosto

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